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Disertazioni
sulla astrologia e la maggia
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L' astrologia L’astrologia è un aspetto costitutivo
della cultura – e della filosofia - del Rinascimento; ma è solo nel Novecento
che questo "dato di fatto" è diventato un elemento essenziale delle
interpretazioni dell’epoca rinascimentale. Precedentemente, le tematiche
astrologiche - come quelle di carattere magico, ermetico, alchemico - erano
state inabissate, ad opera in primo luogo degli Illuministi, che a quest’opera
si erano dedicati con particolare efficacia e capacità. Né questo atteggiamento
può sorprendere, se si tiene conto delle interpretazioni del Rinascimento
offerte nel periodo che va (almeno) dall’Illuminismo fino alla metà
dell’Ottocento - dalla pubblicazione del Discorso preliminare di D’Alembert
all’Enciclopedia fino alla stampa, nel 1861, della Civiltà del Rinascimento di
Jacob Burckhardt. Situato nell’ambito di una visione di ascendenza "laica",
"mondana", "razionale", il Rinascimento è purificato da tutti gli elementi che
potessero comprometterne l'immagine e il ruolo di archetipo - sul piano dei
valori - di quello che con espressione sommaria si chiama "mondo
moderno". Prendendo con nettezza le distanze da questa posizione, nel
Novecento gli interpreti più acuti del Rinascimento - da Warburg a Saxl, da
Panofsky a Garin - hanno sottolineato il peso - e l’incidenza - delle tematiche
astrologiche a ogni livello: sulla concezione dell’uomo e del "libero arbitrio";
sulla interpretazione della storia, incardinata in una visione di carattere
ciclico strettamente connessa al moto degli astri; sulla stessa interpretazione
della religione e del suo destino, come avviene ad esempio nel De
incantantionibus di Pietro Pomponazzi, nel quale nascita, sviluppo e declino di
ogni religione - compresa quella cristiana - sono interpretati in chiave
astrologica. Sia che si aderisca ad essa, sia che la si critichi - come fa
Giovanni Pico nelle Disputationes adversus astrologiam divinatricem – nella
cultura rinascimentale (e anche dopo) l'astrologia diventa terreno essenziale di
discussione su problemi di carattere squisitamente filosofico, del tutto
incomprensibili, sul piano storico, ove siano separati da questo decisivo punto
di riferimento.
Sulla magia Nelle interpretazioni del Rinascimento
il destino della magia si è (quasi) sempre connesso a quello dell’astrologia.
Come quest’ultima, anche la magia, fino a tutta la prima metà dell’Ottocento, è
stata espulsa dalle interpretazioni di maggior rilievo e diffusione. Considerata
"oscura", "irrazionale" oppure "ambigua", la magia non ha trovato spazio nel
quadro di interpretazioni che hanno insistito anzitutto sull’aspetto "armonico",
"equilibrato", "luminoso" della cultura - e della filosofia - del Rinascimento.
Allo stesso modo dell’astrologia, la magia è stata "riscoperta" nelle
interpretazioni tardo-ottocentesche e novecentesche, le quali - alla luce di una
differente concezione della "ragione" e, in genere, del rapporto tra le varie
"forme" dello spirito - hanno riconosciuto l’importanza della magia nell’ambito
di una cultura nella quale - come è stato scritto - i rapporti tra "Atene" e
"Alessandria" sono mobili, complessi, sinuosi. In modo specifico,
l’attenzione alle tematiche magiche è stata importante da un duplice punto di
vista: anzitutto, nella messa a fuoco della dimensione "pratica" della cultura
rinascimentale e della concezione della natura che essa contribuisce a
elaborare, insistendo su una visione dell’uomo come "operatore" e creatore di
nuovi "ordini" naturali, civili, religiosi. In secondo luogo, il riconoscimento
del valore della magia è stato importante nella individuazione dei processi
costitutivi della "scienza moderna". Sia che si sia insistito sui caratteri
autonomi e originali della "modernità", sia che si sia battuto sul rapporto
inesauribile tra "magia" rinascimentale e "scienza" moderna, l’incidenza della
magia nel promuovere un nuova concezione dell’uomo, della natura, della realtà è
stata rilevata in modo pressoché unanime. Naturalmente, questo nesso risulta più
o meno chiaro a seconda che si privilegi una interpretazione della magia in
chiave "naturale" oppure in chiave "religiosa", "esoterica": ma che la magia
abbia avuto un rilievo centrale nella determinazione di concetti fondamentali,
da un lato, della filosofia rinascimentale, dall’altro, della scienza moderna,
su questo, oggi, non ci sono più dubbi.

tratto da web

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